Si scrive tracciabilità ma si legge responsabilità

Dott. Alessandro Pulga - Direttore Tecnico ICEA

 

Di "tracciabilità" alimentare s'iniziò a parlarne intensamente a seguito di alcuni scandali e allarmi globali che interessarono il settore alimentare che caratterizzò la fine degli anni novanta.

L'industria alimentare comprese finalmente la necessità di reagire alla percezione di forte insicurezza che provava in quegli anni il consumatore. La "private label" e i più importanti gruppi distributivi non potevano rimanere passivi in attesa di eventi negativi potenziali ma incontrollati e non gestire la possibilità che produttori senza scrupoli, contando sul loro anonimato all'interno della filiera, si sentissero liberi di compiere le loro malefatte danneggiando anche gli altri: la maggioranza formata da aziende sane e operose.

Anche il legislatore è intervenuto imponendo criteri minimi di tracciabilità. Il Reg. CE n. 178/2002 disciplina la rintracciabilità degli alimenti in tutte le fasi di lavorazione, prevedendo l'obbligo per gli operatori del settore alimentare di individuare e registrare i fornitori delle materie prime e le imprese alle quali forniscono i propri prodotti, mettendo tali informazioni a disposizione delle autorità competenti, al fine di tutelare i consumatori. La legge limita, però, il suo campo di azione ai requisiti minimi di tracciabilità all'interno della singola azienda mentre non è funzionale alle tempistiche e problematiche imposte dalle filiere di produzione.

Da qui nasce l'importanza della norma EN 22005 "Traceability in the feed and food chain – General principles and basic requirements for system design and implementation" che recepisce le precedenti norme italiane UNI 10939:01 (rintracciabilità di filiera) e UNI 11020:02 (rintracciabilità aziendale).
La norma EN 22005 si applica a tutto il settore agroalimentare, comprese le produzioni mangimistiche, e rappresenta oggi la norma di riferimento per la certificazione di sistemi di tracciabilità nel settore agroalimentare. E' una norma internazionale che ha permesso di condividere e uniformare in tutto il mondo, le conoscenze sulla rintracciabilità volontaria.

L'implementazione di sistemi di rintracciabilità nelle aziende e nelle filiere agroalimentari costituisce uno strumento indispensabile non solo per rispondere agli obblighi imposti dalla normativa generale, ma anche per valorizzare particolari caratteristiche di prodotto, quali l'origine/territorialità (come nel caso del grano senatore Capelli a marchio Akrux®) e le caratteristiche peculiari degli ingredienti, e per soddisfare le attese del cliente inteso sia come GDO, sia come consumatore finale.
Il solo sistema di rintracciabilità non è in grado di garantire la sicurezza del prodotto alimentare, ma può sicuramente dare un importante contributo al raggiungimento di tale obiettivo.

Qualora si manifesti una non conformità di tipo igienico-sanitario, un sistema di tracciabilità certificato consente da un lato di risalire fino al punto della filiera in cui si è originato il problema, dall'altro di procedere - se necessario - con il ritiro "mirato" del prodotto.
La certificazione di rintracciabilità della filiera agroalimentare rende maggiormente visibili e affidabili i processi aziendali e consente di comunicare fiducia e responsabilità ai consumatori.

I vantaggi che questa certificazione garantisce alle imprese sono:

  • supportare gli obiettivi di qualità o sicurezza del settore agroalimentare;
  • rispondere alle richieste esplicite del consumatore;
  • definire la storia e l'origine del prodotto;
  • facilitare eventuali ritiri o richiami dei prodotti commercializzati;
  • identificare le responsabilità di ciascun operatore della filiera;
  • facilitare il controllo di specifiche informazioni che riguardano il prodotto agroalimentare;
  • comunicare specifiche informazioni ai maggiori stakeholder e ai consumatori;
  • adempiere ad eventuali obblighi imposti da normativa locale, nazionale o internazionale.

 

AKRUX® BIO: un sistema di garanzia dal campo alla tavola.


Il sistema di controllo del biologico garantisce un metodo di produzione rispettoso e in equilibrio con l'ambiente; un'agricoltura che fa a meno di antiparassitari e concimi di sintesi chimica.
Grazie ad un requisito di tracciabilità imposto con l'entrata in vigore del Reg. CE 834/07, oggi la certificazione biologica gestisce anche l'informazione circa l'origine europea o italiana delle materie prime. Questa informazione è riportata vicino al logo a forma di fogliolina verde che contraddistingue tutti i prodotti BIO (agricoltura UE/non UE oppure Agricoltura Italia). E' certamente un grande passo in avanti ma ad AKRUX®, cosi come ad altre imprese italiane del settore, non bastava.
Grazie alla certificazione EN 22005, rilasciata dall'Istituto Certificazione Etica e Ambientale (www.icea.info) il marchio AKRUX® bio è in grado di garantire la tracciabilità e l'effettivo impiego di grano antico var. Senatore Cappelli AKRUX® lungo tutta la filiera di produzione, trasformazione e distribuzione.

 

Dr. Alessandro Pulga
Direttore Tecnico ICEA
(Istituto di Certificazione Etica ed Ambientale)